Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/439

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La maestra Marticani 177

e quasi il presentimento che ci fosse sotto a quella scorza ruvida un uomo straordinario, davanti al quale un giorno egli si sarebbe inchinato.


LA MAESTRA MARTICANI.


Le scuole maschili erano in due stanze a terreno della casa comunale, piccole, ma non male arredate, che avevano due finestre sulla piazza. La prima mattina che, presa la chiave dall’inserviente, il Ratti andò a visitare il suo locale, vide affacciarsi dietro ai vetri d’una finestra una signora; la quale entrò un momento dopo, con un ragazzetto per mano, dicendo ch’era la maestra Giulia Marticani, di 2.a, e che si pigliava la libertà di presentargli il suo bambino, di sei anni, iscritto per la 1.a inferiore. L’accuratezza quasi elegante, benchè visibilmente meschina, del vestire, e la vivacità nervosa dei movimenti e della voce non dissimulavano i suoi quarant’anni, e due denti incisivi troppo bianchi facevano indovinare un buco nero, che l’avrebbe fatta parere anche più attempata. Aveva l’aria d’una donna onesta e d’una madre coscienziosa. L’interesse della sua famiglia, disse al maestro, l’obbligava a viver lontana da suo marito che aveva un “ottimo„ impiego a Torino, ma che non voleva, con ragione, ch’ella rinunziasse al posto di maestra ora che le mancavan pochi anni a aver diritto a una pensione. Non avevano che quel bambino, che adoravano, e pel quale avrebbero fatto qualunque sacrificio; ella lo raccomandava caldamente al suo futuro maestro; era un bimbo buono e intelligente; era tutto l’amore d’un suo fratello, avvocato “distintissimo„ stabilito a Novara, il quale, non avendo figli, gli avrebbe lasciato una “vistosa„ fortuna; ed era stato tenuto a battesimo da un parente di suo marito “senatore„ che ne chiedeva notizie ogni tanto, con delle lettere “affettuosissime„ e da ultimo anche ne aveva voluto la fotografia. Ma già egli avrebbe avuto campo di conoscere il ragazzo alla scuola e di mettergli affezione. Soltanto le rincresceva d’aver inteso dire ch’egli non sarebbe rimasto a Bossolano che un anno. —