Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/44

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36 Garasco

Ma perchè fai così, sapendo che mi dai dispiacere, e che ti tiri addosso dei castighi? Come non capisci che non devi, e che neanche ti conviene di fare in codesto modo? Perchè preferisci farti voler male a farti voler bene? — E quelli mostravano di non capir punto nè lo scopo nè il senso di quelle domande, non mutavan viso, ricominciavano a disobbedir subito, e ascoltavan le minacce con lo stesso sorriso con cui avevano ascoltato le esortazioni. E nè con questi, nè con gli altri gli giovava di ricorrere alla religione, come spesso il cuore gl’inspirava, poichè, trattato da lui, pareva che quell’argomento perdesse ogni forza sull’animo loro, e lo guardavan con stupore, come dicendo: — Ma non siamo in chiesa! — e qualche volta con un sorriso quasi di compatimento, come se capissero ch’egli s’attaccava a quella corda per disperazione. E tutto ciò lo sconfortava, a momenti. Ma a momenti soltanto. Il concetto antico ch’egli aveva dell’infanzia, e che era come la sorgente della sua tenerezza, operava sempre con la stessa potenza sopra di lui. Egli non aveva che a rappresentarsi un momento all’immaginazione le infinite miserie della gran famiglia infantile, le miriadi di bimbi affamati, percossi, torturati, abbandonati, venduti, tutta quella immensa debolezza che non ha altra difesa che il pianto, che porta le pene di tutti i vizi e di tutti i delitti degli uomini, che cresce languendo e tremando fra mille orrori, terrori ed infamie, ed è gittata da mille mani per le vie, nei fossi, negli ospedali e nei cimiteri; e subito quei ragazzi che aveva davanti si confondevano al suo pensiero con quegli altri innumerevoli, diventavan per lui l’immagine della innocenza e della debolezza umana, qualche cosa di grande e di venerabile, che gli ridestava nel cuore una pietà sconfinata, una pazienza invitta, una virtù di perdono inesauribile; e ricominciava allora la lezione con la dolcezza usata.


I PARENTI DEGLI ALUNNI.


E andava facendo, nello stesso tempo, un’altra esperienza che gli sarebbe stata impossibile con la classe di tirocinio: quella dei parenti degli alunni; nella quale