Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/449

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

In casa del sindaco 187

del cimitero per impedire le abbondanti infiltrazioni d’acqua che vi si facevano da un terreno soprastante; votazione che era stata preceduta da controversie lunghe e animate. E in quella conversazione, in cui gli argomenti addotti in consiglio furon ripetuti dalle due parti, essendo il delegato risolutamente contrario alla perizia medica su cui la maggioranza dei consiglieri s’era fondata, il maestro ebbe campo di notare un metodo di discussione nuovo affatto per lui. Sì, il sindaco e la sindachessa gli avevan detto giusto, presso a poco: i signori di Bossolano mantenevan fra loro, nonostante i dissensi amministrativi, delle buone relazioni d’amicizia; ed era vero che sarebbe stato difficile il trovare un altro comune in cui si trattasse con pacatezza una questione simile fra un ex sindaco, com’era il delegato, e il sindaco in carica, dopo un battibecco già avvenuto in consiglio. Ma nel contraddirsi con gentilezza, tanto i due contendenti principali quanto i secondari, adoperavano certe frasi di proprio conio, che in tutt’altra riunione avrebbero provocato dei guai. Si dicevano dolcemente, per esempio: — Lei sa di dire una cosa men che esatta.... — In quella circostanza, mi scusi, lei ha tenuto una condotta meno corretta.... — Loro non hanno agito in questo con tutta quella delicatezza che saremmo stati in diritto d’attendere.... — Ammesse queste formole come di buona creanza, sì, si poteva dire che nè l’una parte nè l’altra uscissero dai termini del rispetto reciproco. Ma al maestro la cosa parve un po’ strana. Del resto, quando una discussione fra due signori accennava a inacerbirsi, la padrona di casa entrava a raccomandare la pace o a interrompere scherzando, col fare amorevole e grave d’una ministressa d’un’ambasciatrice, che dall’urto di due dei suoi ospiti tema di veder schizzare la prima scintilla d’una “conflagrazione„ europea.


Cambiando crocchio due o tre volte, il Ratti si trovò in un angolo della sala grande, accanto all’ispettrice, la quale mostrò di divertirsi assai a sentirgli tratteggiare alcuni dei personaggi comici di Altarana e di Camina. Poi, facendo fare due o tre svoltate alla conversazione, la tirò sulla maestrina Riccoli, e domandò al maestro che cosa gli paresse della sua piccola col-