Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/459

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Il maestro Delli 197

non poteva essere che una famigia indisciplinata, mancando al maestro i mezzi che hanno i parenti di contenere gli abusi della familiarità. Per questo, pretendeva per prima cosa un silenzio profondo, per non dover mai alzare la voce, che è il primo e più grande atto di debolezza che i maestri soglion commettere; onde i suoi alunni, anche i meno docili, pigliavano a poco a poco l’abitudine di entrare e d’uscire in punta di piedi, come in una chiesa. E come la voce regolava la lode e il rimprovero: una parola, uno sguardo, un cenno del capo gli bastavano. E a questa massima si conformava anche nell’insegnamento morale, enunciando precetti e doveri con tanto meno parole quanto essi eran più alti e più importanti, senza spiegare il perchè dei perchè, come diceva che ora si fa, che quasi si discutono coi ragazzi i principi più sacrosanti: e mirava così a inculcar nelle menti, che di quello che diceva egli era assolutamente certo come della luce del sole, e che il cercar delle ragioni a certe sentenze morali era un sacrilegio. Questo modo di far scuola stimò da principio il Ratti che fosse troppo secco e gelido, e che derivasse da aridità e da freddezza di cuore; per la qual cosa giudicava il Delli da meno della sua amica Galli, a cui per altri lati del carattere gli pareva che rassomigliasse; ma si ricredette quando conobbe la scolaresca del suo collega, avendo avuto occasione due volte di sostituirlo, e quando lesse più addentro nell’animo di lui.

Era un singolar uomo, nel quale ogni volta che gli parlava egli scopriva qualche nuova qualità che non aveva preveduta. Aveva letto poco, ma ricavato da ogni minima lettura qualche cosa, e a traverso alle radure della sua istruzione, gettava alle volte dei lampi di comprensione profonda, che facevan restare il giovane maestro, e delle sentenze in cui egli trovava come fuse e condensate in un precetto pratico molte esperienze sparse che aveva fatte nei suoi nove anni d’insegnamento, senza riuscir mai a metterle d’accordo e a cavarne un costrutto. E, quello che era più raro, pareva che tutte le sue facoltà cospirassero al fine dell’insegnamento; ogni idea gli si presentava alla prima in una forma atta ad esser comunicata a un cervello infantile; ogni nozione ch’egli leggesse o acqui-