Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/47

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Solitudine 39

dere al sindaco: qualche cartellone d’attrezzi agricoli, un mappamondo sferico, se era possibile, anche piccolissimo, e soprattutto un banco di più, poichè essendogli venuti dopo il primo mese cinque nuovi ragazzi, era costretto a farne star due a scrivere sul suo tavolino, ritti in piedi per tre ore filate. Una bella mattinata di novembre, trovato il sindaco davanti a casa sua, tutto di buon umore, con stivali alla scudiera e frustino, che stava per montare a cavallo, parendogli propizio il momento, gli toccò, fra le altre cose, di quello che occorreva alla scuola. — Ma come! — esclamò quegli maravigliato. — Mancano queste cose alla scuola? Ma provvederò ipso facto. Lei ha detto? — E si fece ripetere le tre cose, contandole via via sulle dita della mano, e acconsentendo col capo chino, come per porger meglio l’orecchio. — Farò scriver subito — disse — in-fal-lan-te-mente. — E lì su due piedi partecipò al maestro una sua idea: egli stava architettando qualche cosa per il primo dell’anno, una specie di festa scolastico-civile, con declamazione di poesie e concerto, e un ballo di ragazzi: una festa nuova e simpatica: ci sarebbero venute apposta delle famiglie sue conoscenti da Torino. Ma bisognava preparare gli alunni molto per tempo. — Uno di questi giorni — concluse — la manderò a chiamare per concertarci. — E salutatolo cordialmente, saltò in sella, diede di sprone e scomparve.


Passarono vari giorni e il maestro non vide più il sindaco, nè intese parlare di cartelloni e di banchi; ma se ne consolò, pensando che, se non altro, evitava di dover pestare nel capo ai ragazzi qualche brutta poesia d’occasione per la solennità minacciata. E continuò a viver tranquillo, non comprendendo ancora, poichè l’occupava quella passione della scuola, come fosse possibile in un villaggio l’esser divorati dalla noia al segno che mostravano alcuni, i quali, per disperazione, passavano fin quattro volte al giorno all’Albergo della Croce a domandare se erano arrivati dei forestieri, non fosse stato che un carrettiere, pur di vedere una faccia nuova. La domenica soleva andar con la corriera a ***, a veder sua sorella, e gli altri giorni non bazzicava con nessuno. In un mese