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228 A Torino

nuovo, fuorchè la cresciuta petulanza del sindaco, la cui tresca con la maestra maritata delle Case Rosse era argomento dei discorsi di tutti. La notizia più gradita ch’egli intese fu che Faustina Galli, venuta al concorso dell’anno prima, era da un anno maestra suburbana a Torino, e ch’egli l’avrebbe veduta di certo alle prossime conferenze pedagogiche che dovevano aver luogo nella sua città natale.

Ma, a proposito del concorso, quando il Samis seppe che il giovane era venuto a Torino per quello, gli diede una notizia che l’atterrì. I posti, com’egli già sapeva, erano sedici; ma i concorrenti, egli non lo sapeva ancora, erano nientemeno che duecento e trenta. Il giovane si vide spacciato. L’avvocato, per altro, lo riconfortò. Non si doveva spaventare del numero. In quei duecento e trenta concorrenti c’erano diciotto maestri soli: tutti gli altri eran signorine. Ora, contando che il municipio non avesse riserbato per i maestri che una mezza dozzina di posti, egli non avrebbe avuto da lottare che con due colleghi. A quell’osservazione, il Ratti respirò. Ma, ripensandoci, la cosa gli parve inverosimile, e dubitò d’un errore. — Non c’è errore — gli disse l’avvocato — e non è punto strano. Che le concorrenti siano moltissime, si capisce, poichè son quasi tutte ragazze di Torino, le quali han deciso di non far la carriera di maestra se non nella loro città, dove hanno famiglia e interessi, tanto è vero che, rimandate, si ripresentano alla prova anche cinque anni di fila. Ma di maestri chi vuole che venga, a fare un esame difficile e a rischiare il suo gruzzolo per nulla, se già scarseggiano perfino nelle scuole normali? Mi stupisco anche che ce ne siano diciotto, e ce ne saranno di meno l’anno venturo; perchè qui non riescono che dei giovani colti e d’ingegno; e i giovani che hanno ingegno e voglia di studiare non vanno più a fare i maestri. Mi capisce? Quanto alle migliaia che vegetano nei villaggi, non sono che eccezioni rarissime quelli che sarebbero in grado di presentarsi a questa prova con probabilità di buona riuscita. E ha da arrivare il giorno in cui nella carriera magistrale non entreranno, sto per dire, nemmeno più gli scarti del paese. Già tutti quelli che possono, scappano: è una diserzione continua di maestri che vanno a fare i se-