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230 A Torino

d’istituti, venuti a far coraggio e a dar gli ultimi consigli, tutti coi visi pensierosi o eccitati, parlanti e gesticolanti con grande animazione. Molte avevano dei libri in mano o sotto il braccio, o nascosti nelle tasche sotto i vestiti, in cui facevan delle punte o degli sgonfi ridicoli; altre portavan la colezione in piccoli pacchi, e dei pani che spuntavan fuori dalle scarselle, alcune delle boccette d’acqua d’odore per rinvigorirsi gli spiriti. E facevan tutte insieme un rimescolìo di cappelli e di penne di tutti i colori, e un ronzìo di conversazioni infinito; nelle quali si sentiva a ogni passo i nomi dei sei membri della commissione esaminatrice, e quello dell’assessore presidente, l’uno lodato come indulgente, l’altro trattato di tiranno, un terzo accusato di venalità, un quarto più commentato di tutti perchè sconosciuto. Passava ogni tanto uno dei sei personaggi per entrar nella scuola, e la folla gli apriva un largo passaggio, e lo seguiva un lungo mormorìo. S’affacciava tratto tratto alla porta la faccia d’un bidello maestoso. Due guardie civiche andavano su e giù, sorridendo. E degli spettatori curiosi cercavano nella folla i bei visetti, ma senza poter attirare gli sguardi.

Alle otto e mezzo la porta s’aperse, e la folla irruppe dentro come un’ondata di scolarette, mentre le parenti e le amiche davan le ultime esortazioni a quelle che s’indugiavano nella strada: — Coraggio, dunque, figliuola. — Nina, mi raccomando: calma, calma e calma. — Ricordati le attaccature dei periodi! — e si scambiavano dei baci, dei sospiri, delle forti strette di mano. Alla porta un professore della commissione e un bidello facevan deporre i libri, dando delle occhiate da guardie daziarie alle tasche e alle protuberanze spostate, e ci furon presto sul tavolino e sulle seggiole del salotto della direzione dei mucchi di trattati e di vocabolari. Per le maestre erano stati messi i banchi delle classi nel grande camerone del pian terreno. Il Ratti, entrando uno degli ultimi, le vide quasi tutte già al posto, dopo che avevan buttati i cappellini nelle scuole: circa a duecento visi disposti in sedici schiere, una distesa di capigliature di tutte le tinte, dal bruno d’ebano al biondo d’oro, e di vestiti di tutte le foggie, chiari per la più parte, su cui cadevano i riflessi verdi degli al-