Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/509

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Visi nuovi e amici vecchi 247

aspettavan l’ora d’andar a dormire, appoggiati ai pilastri dei portici e alle cantonate, vestiti poveramente, colle facce attonite o stanche, e che parevan vergognati di trovarsi in tanti, e avviliti d’esser fuori di casa, come emigranti affollati sulla calata d’un porto; ed egli pure, a momenti, si vergognava di loro, come aveva fatto altre volte. Ma reagiva contro a quella vergogna, pensando che era irragionevole. Forse che non avrebbero offerto lo stesso spettacolo tutte le classi professionali della società, ch’eran tutte una prova della disuguaglianza decretata dalla natura? Non si sarebbero viste anche più compassionevoli differenze, se si fossero raccolti insieme tutti i medici e tutti gli avvocati, dal Moleschott e dall’Orsini fino agli ultimi castracani e agli ultimi paglietta dello Stato? E cacciati questi pensieri, fu preso invece, a poco a poco, da quel fremito d’allegria e d’alterezza che serpeggia in tutte le grandi radunanze di genti della stessa professione, alle quali il trovarsi in folla ravviva il senso della propria importanza sociale e la coscienza della propria forza, come ai soldati il veder schierato il loro corpo d’esercito sopra una vasta pianura.


La mattina dopo, prima dell’otto, attraversando la piazza ch’era già affollata di maestri e di gente venuta in città per il mercato settimanale, nel punto che passava in mezzo a due baracche di rivenditori di tela, il Ratti si trovò a viso a viso con Faustina Galli.

Dopo la prima esclamazione di maraviglia, fecero l’uno e l’altro un gesto indeterminato, in cui si espresse il pensiero di tutti e due, che una stretta di mano fosse troppo poco per manifestare il piacere che provavano al rivedersi.

— Io la cercavo, — disse il maestro con la voce mutata. — Sapevo dall’avvocato Samis ch’era a Torino.

Sì, era da un anno a Torino. Non potendo più reggere nel villaggio dov’era morto suo padre, aveva concorso per Torino, con poca speranza, e c’era riuscita, forse perchè avevan dato un tema d’italiano, La poesia dell’infanzia, che le piaceva. Era stata nominata maestra suburbana al Rubatto. Così aveva il vantaggio di essere maestra di città e di vivere quasi in campagna, come pel passato. Le sue alunne erano ancora per la