Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/516

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254 Visi nuovi e amici vecchi

tuito; un esame di concorso per il posto di maestra supplente; tre anni di servizio di supplente con seicento e cinquanta lire di stipendio; e dopo tre anni di supplenza un altro esame di concorso per il posto di maestra effettiva, e ancora quattordici anni di servizio di maestra effettiva per diventar maestra inamovibile; e infine, dopo trent’anni di servizio, la pensione intera, ossia, tanto da strascinare senza troppo grandi privazioni gli ultimi anni della vita; ma dopo che lunga serie di fatiche, di prove vinte, di dispiaceri, di pericoli di perder tutto per un nonnulla! E pensando a questo, scusava ogni cosa.


In quel gran numero di maestri, alcuni attirarono in special modo la sua attenzione, e quella di molti altri: degli originali che godettero in quei pochi giorni d’una specie di celebrità amena, la quale si sparse poi per tutto il Piemonte. Una era una maestra di villaggio, sui trentacinque anni, bionda come un’albina, con due occhi d’allucinata, trasandata nel vestire: un prodigio di fecondità letteraria, ch’essa aveva rivelata fin dal primo giorno a un desinare, leggendo una interminabile poesia. Costei aveva bisogno di scrivere come di respirare, e non le importava nè che nè come; la creazione artistica era per lei quasi una funzione naturale dell’organismo; essa scriveva senza interruzione da quindici anni; s’era portata con sè un grosso baule pieno di manoscritti, e n’aveva lasciato quattro a casa; scriveva in prosa e in verso tutto quello che vedeva, che udiva, che pensava, che leggeva, che sognava; aveva fatto la biografia d’un’amica in tremila versi sciolti, scritto duecento pagine di resoconto di conferenze in quattro giorni, improvvisate delle descrizioni dei dintorni della città da metterne insieme un volume. Dall’età di venti anni, passava regolarmente tre notti su sei a scrivere, e si rovinava la salute; ma quanto più deperiva, e tanto più scriveva, e tutte le volte che poteva, leggeva, leggeva per dell’ore filate senza riprender respiro, fin che le sue amiche domandavan pietà, o s’addormentavano, o fuggivano, o svenivano; e ciò che toglieva il ridicolo a questa sua monomanìa, era il sapersi da tutti che, al suo villaggio, essa faceva la maestra con zelo, guadagnava qualche