Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/524

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
262 Visi nuovi e amici vecchi

di voi, l’ultimo gregario di codesto bell’esercito che combatte senza tregua il più funesto dei nemici e vince senza sangue la più feconda delle battaglie ha diritto al bacio della patria e alla benedizione del mondo. Addio, valorose fanciulle, veterani venerandi, giovani soldati, avanguardie ardite e gentili dell’età nuova! All’opera tutti, e vi possa seguir la fortuna come vi segue l’anima mia!


Un grido di tutti scoppiò all’ultime parole, e si poteva dir davvero in quel momento che cittadini e rurali, vecchi e giovani, contenti e malcontenti avevano un’anima sola. Quel grido si ripetè a notte sotto la tettoia della stazione, dove il MegàriFonte/commento: normalizzo salì sul treno con centinaia di maestri che partivano per Torino. E il giovane Ratti assistette, commosso, a quello spettacolo da un finestrino d’un vagone pien di gente, mentre dal finestrino accanto sporgeva il capo la maestra Galli, che partiva con lui. E le ultime parole del provveditore gli risonavano in mente. Sì, egli apparteneva ad un esercito, e poteva andar altero d’appartenervi. Quest’esercito aveva dei difetti, ma erano i difetti del suo paese; era mal armato e mal nutrito, ma ciò tornava più a sua gloria che a sua vergogna; e c’eran nelle sue file dei soldati inetti e pusillamini, come in tutti gli eserciti; ma, nel nome di Dio, c’era anche una legione d’eroine e d’eroi, davanti ai quali qualunque più nobile fronte si sarebbe potuta scoprire. Ed egli n’aveva conosciuti, e chi sa di quanti echeggiava la voce in quel momento attorno a lui. Sì, il MegàriFonte/commento: normalizzo aveva detto il vero: nessuno al mondo poteva far maggior bene di loro, e non c’era felicità più grande di quella del far del bene. Egli si ricordava allora dei momenti più felici della sua vita, ed eran quelli in cui aveva avuto coscienza di quella verità. E il suo antico ardente amore dell’infanzia gli risaliva a ondate impetuose nel cuore, mentre fissava gli occhi davanti a sè, sul viso della sua amica silenlenziosaFonte/commento: anche in ed. 1890, che quell’amore gli aveva espresso e trasfuso nell’anima tante volte con così belle e fiammeggianti parole. I due affetti si confondevano ora in lui in un solo ribollimento luminoso di pensieri e d’immagini, che lo sollevava. E pensava a quando l’aveva vista appoggiata al terrazzino, con lo sguardo fisso all’orizzonte,