Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/232

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222 sidi-hassem


sotto, e lo sbalzò al di sopra della sua testa ad una tale distanza, che per un momento credemmo che si fosse ammazzato. Quello invece, in un batter d’occhio, risaltò in sella e tornò alla carica più indiavolato di prima. Ognuno lanciava il suo grido. — Guardatevi! Guardatevi! — Siate tutti testimoni! — Son io! — Ecco la morte! — Meschino me! (uno a cui era mancato il colpo) — Largo al barbiere! — (Era il barbiere dei soldati) — E un altro gettò questo curioso grido: — Alla mia dipinta! — che fece ridere tutti i suoi compagni. Gl’interpreti ci spiegarono che voleva dire: alla mia amante che è bella come se fosse dipinta; cosa strana per gente che non solo ha in orrore la pittura di figura, ma non ne ha neppure un’idea chiara. I due ragazzi fecero una carica insieme gridando: — Largo ai fratelli! — e spararono in terra curvando la testa fin quasi a toccare la sella.

Così arrivammo in vicinanza della cuba di Sidi-Hassem, dove si doveva piantare il campo.


Povero Hamed-Ben Kasen Buhamei! Finora io non ne ho parlato che di volo; ma ricordandomi che quella mattina lo vidi, lui generale dell’esercito dei Sceriffi, aiutare i servi a piantare i piuoli della tenda dell’Ambasciatore, sento il bisogno di esprimergli la mia ammirazione e