Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/360

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lavori forzati per aver ucciso un uomo nell’atto che bastonava a morte suo figlio. Era pallido e parlava con voce commossa, stropicciando un fazzoletto colle mani tremanti. — Se mi promettessero di non tenermi più che altri dieci anni in galera, — diceva, — ci tornerei. Ho cinquant’anni, uscirei a sessanta, potrei vivere ancora qualche anno nel mio paese. Ma è l’idea di morire colla divisa del galeotto indosso che mi spaventa. Tornerei in galera a qualunque patto, purchè fossi sicuro di morire libero in Spagna. Questa che meniamo qui non è vita. Siamo come in mezzo a un deserto. È una cosa che sgomenta. Tutti ci disprezzano. La nostra stessa famiglia non è nostra, perchè i figliuoli non ci amano e sono incitati da tutti ad odiarci. E poi non si dimentica mai la religione in cui s’è nati, le chiese dove nostra madre ci condusse a pregare, i suoi consigli, il tempo più bello della nostra vita... e queste memorie.... siamo rinnegati, siamo galeotti, è vero; ma infine siam sempre uomini... queste memorie ci straziano l’anima! — Dicendo questo, piangeva.