Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/366

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Non c’è altro Dio che Dio e Maometto è il il suo profeta! — Voltandosi poi verso il carnefice, si tolse la cintura e gliela porse dicendo: — Prendete! Ma per l’amor di Dio tagliatemi la testa più presto di quello che avete fatto al mio fratello. — Si distese per terra, nel sangue, e il carnefice gli mise il ginocchio sul petto.

— Un contrordine! fermate! — gridò l’inglese.

Un cavaliere s’avanzava a briglia sciolta.

Il carnefice tenne il coltello sospeso.

— Non è che il figliuolo del Governatore, — disse un soldato. — Egli viene a vedere l’esecuzione. Aspettatelo.

Così era infatti.

Poco dopo le due teste sanguinose pendevano dalle mani dei soldati.

Le porte della città furono aperte e ne uscì una turba di ragazzi che prese il carnefice a sassate e lo inseguì fino a tre miglia dalla città, dove cadde svenuto, tutto coperto di ferite. Il giorno dopo si seppe che era stato ucciso con una fucilata da un parente d’una delle vittime, e sotterrato nel luogo stesso dov’era caduto. Pare che le Autorità di Tangeri non giudicassero opportuno di occuparsi di questo fatto, perche l’uccisore tornò in città e non fu molestato.