Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/52

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42 tangeri

ria, la baia deserta, i monti della costa, uno spettacolo vasto, silenzioso e splendido, che rasserenerebbe la più cupa nostalgia. Mentre stavo contemplando mi riscosse una voce acuta e tremula, d’un’intonazione strana, che veniva dall’alto. Mi voltai, e solamente dopo aver un po’ cercato, scopersi sulla cima del minareto d’una moschea della Casba una piccola macchia nera, il muezzin, che invita i fedeli alla preghiera lanciando ai quattro venti il nome di Allà e di Maometto. Poi tornò a regnare tutt’intorno il silenzio malinconico del mezzogiorno.

Farsi cambiare il danaro, in questo paese, è una calamità. Ho dato una lira francese al tabaccaio perchè mi rendesse dieci soldi. Questo moro feroce aprì una cassetta e cominciò a pigliare e a buttar sul banco manate di monetaccie nere e sformate, finchè ce ne fu un mucchio da farne il carico ordinario d’un facchino, diede una contata alla lesta e stette ad aspettare che me le intascassi. — Scusate — gli dissi, cercando di ripigliar la mia lira; — non sono abbastanza robusto da poter comprare nella vostra bottega. — Poi m’accomodai pigliando altri sigari e portando via una tascata soltanto