Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/167

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164 ricordi di parigi.


-mento sociale; la cura scrupolosa con cui racco­glie o fa raccogliere tutte le sue minime parole e gli atti più insignificanti della sua vita. Quando vuol fare il modesto riesce all’effetto opposto, tanto inesperto è in quell’arte, e tanto è abituato a passar la misura in ogni cosa. Come quando comincia una lettera: «Un oscuro lavorato­re.» E così, sotto la forcata pacatezza con cui risponde alle osservazioni di Lamartine sui Mi­serabili, si sente il ruggito soffocato del leone fe­rito. La sua stessa prodigalità nella lode tradisce l’uomo che crede di gettarla tanto dall’alto, da non aver da temere l’orgoglio che ne potrà na­scere, se anche crescesse smisurato. E poi egli rivela l’animo suo candidamente. In un’occasione in cui non volle lasciar rappresentare un suo dramma perchè un altro aveva trattato Io stesso soggetto, disse: — Non voglio esser paragonato. — A un editore che gli proponeva di pubblicare una scelta delle sue poesie, rispose: — Voi mi avete l’aria d’un uomo che, mostrando in una