Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/198

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vittor hugo. 195


Mentre Vittor Hugo parlava a bassa voce con un suo vicino, io attaccai discorso con un signore accanto a me, un uomo sulla cinquantina, d’una bella fisonomia d’artista; il quale, dopo poche pa­role, mi disse ch’era amico di Vittor Hugo, e che qualche volta scriveva delle lettere in nome suo.

Fra le altre cose gli parlai dell’emozione che avevo provata la mattina salendo le scale.

— Perchè mai? — mi domandò gentilmente.

— Vittor Hugo è così dolce, così affabile con tutti! Egli ha il cuore d’una fanciulla e i modi d’un bambino. Tutto quello che v’è di aspro e di terribile nei suoi libri è uscito dalla sua gran­de immaginazione, non dal suo cuore. Non ve­dete che gli trapela la dolcezza dal viso? Guar­datelo.

Lo guardai. In quel momento appunto era così accigliato e così fosco, che non avrei osato so­stenere il suo sguardo.

— È vero — risposi.