Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/218

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emilio zola. 215


umani, gli uni ritratti in una tela e gli altri ri­flessi in uno specchio. Par di vedere e di toc­care la Verità per la prima volta. Certo che, per quanto si abbia lo stomaco forte e le nez solide, come Gervaise all’ospedale, qualche volta bisogna fare un salto indietro, come a una fiatata im­provvisa d’aria pestifera. Ma anche in quei punti, come quasi ad ogni pagina, nell’atto stesso che protestiamo furiosamente: — Questo è troppo! — c’è un diavolo dentro di noi che ride e stre­pita e se la gode mattamente, a nostro dispetto. Si prova lo stesso piacere che a sentir parlare un uomo infinitamente schietto, anche quando sia brutale; un uomo che esprime, come dice Otello, la sua peggiore idea colla sua peggiore parola, che descrive quello che vede, che ripete quello che ascolta, che dice quello che pensa, che rac­conta quello che è, senza nessun riguardo di nes­sunissima natura, come se parlasse a sè stesso. Alla buon’ora. Fin dalle prime righe, si sa con chi s’ha da fare. I delicati si ritirino. È un affar