Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/32

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il primo giorno a parigi 29


chiarezza un po’ velata, come in un vasto polverìo luminoso, a tre miglia da noi, le architetture colossali e trasparenti del Campo di Marte. Che belli slanci vertiginosi dello sguardo da Belleville a Ivry, dal bosco di Boulogne a Pantin, da Courbevoie al bosco di Vincennes, saltando di cupola in cupola, di torre in torre, di colosso in colosso, di memoria in memoria, di secolo in secolo, ac­compagnati, come da una musica, dall’immenso respiro di Parigi! Povero e caro nido della mia famigliuola, dove sei? Poi il mio amico mi disse: — Ridiscendiamo nell’inferno — e tornammo a tuffarci nell’oscurità dell’interminabile scala a chiocciola, dove un rintocco inaspettato della grande campana di Luigi XIV ci fece tremare le vene e i polsi come un colpo di cannone.

E ritornammo sui boulevards. Era l’ora del de­sinare. In quell’ora il movimento è tale da non poterne dare un’idea. Le carrozze passano a sei di fronte, a cinquanta di fila, a grandi gruppi, a