Pagina:De Amicis - Sull'Oceano, 1889.djvu/208

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
204 sull'oceano


quella dell’elemento dell’asfissia. Poi ebbi modo di accertarmi, fin dall’uscita dello stretto, che per la maggior parte quel grande oceano era stato una delusione, perchè non v’avevan visto una maggior distesa d’acque che nel Mediterraneo, mentre immaginavano tutti, entrandovi, di veder l’orizzonte allargarsi smisuratamente, come segue all’occhio di chi salga da un poggio sopra una montagna. Ma non solo per questa ragione. Nella mente del popolo all’idea dei grandi mari va ancora unito un resto delle immaginazioni favolose dell’antichità e dei tempi di mezzo: se non più i mostri alati, i kraken di un miglio di circuito e i pesci cantanti, molti s’aspettano di vedere almeno balene, polipi enormi, o lotte di capodogli e di pesci spada, e onde come montagne; e vedendo poi quel mare sempre quieto, e nemmeno il muso d’un pescecane in due settimane di navigazione, scrollan le spalle dicendo: — È un mare come un altro. — Quanto a provar curiosità e a pigliar piacere d’altre cose, non possono, o perchè le ignorano, o perchè non ci credono o le frantendono. Io feci questa osservazione, che quasi tutti i discorsi che tenevamo a poppa intorno al mare, alla navigazione, alle terre, i quali cambiavano man mano d’argomento col cambiare della nostra si-