Pagina:De Cesare - Roma e lo Stato del Papa I.djvu/95

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si ridesta la grande vita internazionale 77

del conte Esterhazy ministro d’Austria, e del conte Simonetti, incaricato d’affari di Modena. Da Roma il duca andò a Loreto, sempre in incognito, fermandosi ad Ancona.


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Fu nell’inverno del 1853 che la grande vita internazionale si affermò in tutto il suo splendore. Si riaprirono tutti gl’istituti d’insegnamento, compresa la facoltà filosofica e teologica al Collegio romano. Dalla congregazione dell’Indice fu pubblicata la prima lista dei libri proibiti, tra i quali figuravano le Operette morali del Leopardi, donec emendentur; le Lettere filosofiche della marchesa Marianna Florenzi-Waddington di Perugia, che laudabiliter se subiecit; del Tommaseo, Roma e il mondo moderno; e poi, a breve distanza, la Filosofia delle scuole italiane di Ausonio Franchi; la Bibbia in versi di Giuseppe Regaldi, e gli Studi storici sul passato di Filippo de Boni. Già prima, cioè nel gennaio 1850, la stessa congregazione, riunitasi a Portici presso il Papa, aveva proibito altri scritti del Mamiani, divenuto, per i fatti del 1848, insopportabilmente antipatico a Pio IX. Prefetto dell’Indice era il cardinale Brignole, creatura del Lambruschini, e segretario il domenicano padre Modena. Cominciarono a rifiorire le accademie, e in Arcadia si affermò poetessa di felice ispirazione la giovane Elena dei conti Gnoli, figlia dell’avvocato concistoriale, e sorella del presente prefetto della Vittorio Emanuele, la quale andò poi sposa al dottor Gualandi di Bologna. In prosa e in versi salì in fama il padre Nicola Borrelli di Foggia, assistente generale delle scuole pie, divenuto poi segretario del cardinal Medici. La pontificia accademia di archeologia, di cui era presidente il principe Pietro Odescalchi, acclamava socio d’onore Federigo Guglielmo, re di Prussia, quale insigne fautore e conoscitore degli studi classici, delle antichità e delle arti, e ne ebbe una lettera lusinghiera di ringraziamento. E commemorava con qualche solennità due cardinali suoi soci, morti alla distanza di due giorni: il conventuale Orioli, e il penitenziere maggiore Castruccio Castracani, vecchi, quasi coetanei, e uomini di grande bontà.

Fu proprio da quell’anno, che da ogni paese del mondo