Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/370

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bene de’ suoi figliuoli, e nemmeno a un galantuomo che operava con sincerità e con bontà d’intenzioni. Fossero felici tutti quanti! A lui rimaneva il suo tormento, la sua brace nel cuore. La ruota della fortuna non gira senza schiacciare qualcuno.

Egli ricuperava la sua vecchia libertà, rientrava nel suo guscio, tornava alle sue erbe — povere erbe tanto dimenticate, — a’ suoi canarini, a rattoppare le sue scarpe, a trascriver protocolli e rapporti, precisamente come prima, forse più sicuro di prima, come un uomo che si desta da un sogno di tre mesi, durante i quali abbia vissuto una vita diversa e stravagante.

Provava il senso di chi torna al suo paese dopo un lunghissimo giro per il mondo, colle scarpe rotte, bisognoso di riposare, di chiudere l’uscio di strada, di rivedere i vecchi mobili ricoperti di polvere, in attesa che le mani e la testa rientrino nelle vecchie abitudini, dalle quali forse sarebbe stato meglio non uscire.

Ecco i pensieri che lasciò dietro di sè, nell’uscire, quella donna, e che vennero a sedersi sul letto del malato.

Ma al disotto di questa stanca rassegnazione, Demetrio sentiva un gran vuoto, come se nell’uscire quella donna avesse portato con sè qualche cosa di cui un uomo non può