Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/77

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zurrognola, che egli trangugiò quasi col fuoco vivo sulle labbra, arroventando il cielo della bocca e tutti gli spiriti: poi ne comandò subito un altro insieme all’occorrente per scrivere.

Quando si trovò in mano la penna, appoggiò la testa all’altra mano e cominciò a fregare la fronte per diradare una gran nebbia.

Sul punto di scrivere al Martini la dichiarazione che gli aveva promessa, sentiva la penna diventare pesante e rovente tra le dita.

Come può un uomo dichiarare di suo pugno sopra un bianco e lucido biglietto di lettera che egli è un ladro e un falsario?

Se invece si fosse rivolto direttamente al Commendatore, invocandone la misericordia? ma si ricordò che un giorno questa brava persona gli aveva detto:

— Pianelli, lei spende molto.

Che cosa aveva risposto il signor Pianelli al signor Commendatore?

— Commendatore, spendo del mio.

Ora gli ripugnava di mettersi in ginocchio a recitare il confiteor.

Intanto le idee si aggrovigliavano e la volontà si smarriva in fumo. L’uomo di talento si smarriva nella crescente nebbia de’ suoi pensieri, come l’alpigiano colto dalle nebbie improvvise del suo monte. I fumi del punch