Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/89

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rabbrividì, buttò via la penna, si picchiò la fronte con pugni duri e stretti.

Quali tentazioni gli passavano nel sangue? Non aveva mai creduto a certi delitti se non come conseguenza di delirii frenetici e di pazze allucinazioni: ma ora si sentiva pigliato egli stesso da una forza invisibile che tentava di trascinarlo di là, nella stanza vicina, accanto al letto della bella donna addormentata, ancora sua, tutta sua....

Capiva già come si possa afferrare un coltello e uccidere, uccidersi....

Balzò in piedi inorridito. Tremava in tutto il corpo di febbre fredda, mentre la fronte pareva una fornace. Non piangeva più. Si guardò una volta nello specchio ed ebbe paura di sè. La testa pareva già calcinata, le labbra indurite, gli zigomi tesi, la fisionomia coperta dei lineamenti della morte, i capelli irti, tesi, irritati, l’occhio vitreo di uomo pazzo....

Era già pazzo forse? questa poteva essere ancora una mezza salute. A un pazzo si perdonano molte cose, che non si perdonano ad un morto, e un pazzo può ancora risuscitare. Ma ragionava ancora troppo per essere matto. La macchina logica del suo cervello funzionava ancora troppo regolarmente e gli dimostrava che pel ladro e pel falsario non c’è che il codice penale....