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Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/156

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144 thiers, bismarck e la guerra

natorio dal Thiers, il solo che avesse tanto coraggio civile da tentare di opporsi alla «follia criminale» del governo napoleonico e della maggioranza parlamentare. Come tutti gli altri patriotti francesi, meglio che gli altri, l’insigne storico e statista sapeva quale errore fosse stato lasciare stravincere la Prussia dal 1864 al ’66; come e più che gli altri, egli voleva fare il possibile per evitare la minaccia gravante sul suo paese; ma si ribellò sdegnosamente «vedendo i miserabili che nel 1866 non vollero impedire il male all’origine, voler ora precipitarne le conseguenze, a rischio di renderle decisamente mortali» — sono parole scritte quarantotto ore dopo la seduta. Per correggere l’errore antico bisognava aspettare il giorno propizio; questo giorno sarebbe stato quello in cui la Prussia avrebbe ripreso il corso delle sue usurpazioni. «Allora», scrive Adolfo Thiers al Duvergier de Hauranne, «i Tedeschi del Sud, invasi da lei, si sarebbero gettati nelle nostre braccia, l’Austria non avrebbe potuto neanch’essa esitare, e l’Inghilterra sarebbe stata moralmente insieme con noi. In queste condizioni, con l’esercito tenuto in assetto, si sarebbe forse potuto rifare l’antica Confederazione germanica, o prendere sul Reno qualche pegno territoriale. Ma qualunque guerra, prima che la Prussia avesse commesso una nuova usurpazione materiale, mi sembrava una pazzia.» Ed al Rému-