Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/130

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


viti.

   E i monti secolari, e l’acque perenni, voraci
   sepolcri di viventi, sognano anch’essi. L’Ere
   sognano disparite, i tempi che l’uomo non visse,
   le prime operazioni della virtù vitale.
   E l’Anima turbata, oppressa, smarrita, perduta,
   l’Anima vulnerata, l’Anima senza speme,
   l’Anima senza pace per nuovo prodigio si placa,
   le spasimate veglie tregua han di sogni alfine.
   Sogno! Visione! Ebbrezza! O come lontani i tormenti!
   Vinto è l’orrore, vinti i malefizii sono.
   Giorni delle speranze ingenue, dei buoni pensieri,
   giorni di pura fede, o tramontati giorni,
   ecco: sorgete ancora, risorge il Passato, la santa
   gioia dell’innocenza ecco fiorisce ancora.
   Anima tenebrosa, la luce t’inonda, il sorriso
   d’una miracolosa Anima sfolgorante
   schiara la notte tua, ti trae dagli oscuri perigli,
   nitidamente addita le vie della salute.
   Tempo, t’arresta! Vita, rattieni il tuo corso fatale!
   Sogno, sorridi ancora! Volgi tu eterna, o Notte!...
   Non alitar di vento, non voci, non suoni, non moti:
   alta, soave, augusta, o non sperata Pace!
   Ahi! Già si sbianca il cielo!... Distrutto è l’incanto supremo;
   fuggono le visioni, riede il dolor col sole...



ANACRONISMO