Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/189

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discute tra sè, giorno e notte; egli ha la febbre, non dorme, non riposa. Perchè? Che cosa fa? Che cosa vuol fare? Egli vuol rappresentare un pezzetto di vita, prendere tre o quattro creature umane e inchiodarvele lì, vive, palpitanti ed immortali! Con le parole, con segni immateriali, egli vuol darvi l’illusione della vita; l’illusione? No, qualcosa di reale, di più reale; perchè la vita passa e l’arte resta; perchè senza Dante, senza Shakespeare e senza Balzac noi non sapremmo che cosa furono e che cosa sono gli uomini! E perchè questo scrittore, questo artista, questo pensatore ha scelto male — concediamo! — perchè ha rappresentato cose non belle, costoro, i difensori della bellezza, per provargli che bisogna far meglio, lo ingiuriano, lo scherniscono, l’offendono, lo vilipendono, gli urlano dietro, lo pigliano a sassate come un cane rognoso. E chi sono costoro che si sollevano in nome dell’offesa morale? Prendeteli a uno a uno, guardate nella loro vita, cercate che cosa hanno fatto oggi, che cosa faranno stasera, stanotte, quando andranno via di qui, dopo compiuto il dovere di svergognare l’immoralità, e poi ditemi se hanno proprio il diritto di compiere questo dovere; se tutte queste reboanti parole delle quali s’empiono la bocca, il dovere, il diritto, il giusto, il bello, il buono, la dignità, il rispetto, non sono per la maggior parte di essi suoni, fiati, accozzamenti di sillabe dei quali sconoscono il senso...» Queste cose che non avevo detto ai critici le venivo ora dicendo all’amico mio, in istrada, tenendolo per il braccio; glie le dicevo perchè avevo bisogno di sfogarmi dicendole, non già perchè egli avesse bisogno dei miei conforti. Egli rideva, d’un riso schietto, d’un riso sonoro ed infrenabile. Prima della rappresentazione m’aveva, sì, espresso i suoi dubbii sull’arditezza del dramma e le previsioni della caduta; ma se ai primi sintomi del fiasco s’era crucciato come un padre che vede mal accolta la creatura sua, il selvaggio accanimento del pubblico, il rossiniano crescendo dell’indignazione, la sollevazione furente delle timorate coscienze dinanzi alla dipintura d’un fatto