Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/229

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Tu la scorgi, talvolta; e provi il bisogno pazzo di andare a piangerle vicino, di toccarla, di contemplarla. Se ella fosse morta, se la terra la ricoprisse, il tuo cuore s’acqueterebbe: tu non avresti queste tentazioni, la tua piaga non si riaprirebbe continuamente. Tu non penseresti di tentare ancora una volta la resurrezione di quel passato il ricordo del quale ti brucia come un carbone ardente — perchè, rammentalo, l’idea dell’impossibile, dell’irreparabile repugna in grado supremo all’anima nostra; perciò la speranza è l’ultima a morire. La morte ha questo di buono: uccide la speranza. Invece tu speri ancora; tu dici: «È forse impossibile che questo passato risorga? No: basta che ella voglia....» Allora pensi a tutti i suoi momenti buoni, a tutte le prove di tenerezza che ti diede; vorresti gettarti un’altra volta ai suoi piedi, affidarti alla sua pietà. Tu pensi: «Se ella dice di sì, che tripudio scoppierà nell’anima mia! Questa benda di ferro che mi fascia la testa cadrà! Che aria ravviverà il mio petto oppresso! E come impazzirò di gioia dopo essere stato sul punto d’impazzir di dolore!...» Ed ella ti risponde: «No!...» Accusa la morte, adesso!... Per la creatura morta tu provi una infinita pietosa dolcezza, una soave malinconia rassegnata; per questa creatura viva il rancore, il livore si mescola alla tua passione e la intorbida e la corrode e ti strugge.

Tacque anch’egli, ansando un poco. Franz non aveva opposto nessuna ragione agli argomenti di lui; Ludwig se n’era rimasto sempre a guardar l’orizzonte che adesso, nella sera già calante, si veniva perdendo.

— Conosco, — diss’egli finalmente, portandosi le mani alla fronte e passando le palme sulle sopracciglia, — conosco una fine d’amore più triste ancora di tutte coteste.

I due amici lo guardarono.

— La fine d’amore più triste, più tormentosa, più tragica, è un’altra. Non è la brutale che segue alla morte, o all’abbandono, al tradimento: è la fine lenta, lunga e quotidiana, l’esaurimento continuo prodotto dall’azione del tempo, dal fatale svanire d’ogni cosa