Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/27

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Un giorno essi andarono insieme a Schönbrunn. Provveduti d’un permesso, visitarono il Palazzo d’estate. Nella corte, mentre stavano per avviarsi alla scalea, apparve dinanzi alla coppia amante un militare, un alfiere delle Guardie del Corpo. Ermanno Raeli soffermossi, turbato dalla maraviglia. Quell’uomo aveva la bellezza d’un Dio. Alto oltre la media, e tanto che appena un poco più sarebbe parso sgraziato, la sua dominatrice statura, il portamento marziale, la stupenda proporzione delle membra, la felice armonia dei lineamenti, l’agile forza che rivelavasi all’incesso, alle mosse; la delicata morbidezza della carnagione, la serica biondezza dei capelli e dei baffi, la dolce e nobile espressione degli occhi, le stesse smaglianze della divisa che non pareva sovrapposta alla persona ma far tutt’uno con essa, mortificavano ed avvilivano ogni altra figura, intorno a lui. Ed Ermanno, con una stretta acutissima al cuore, sentiva di non valere più niente, d’esser meschino, povero, inutile, spregevole; ma tuttavia il senso di felicità che la vista di quella miracolosa creatura gli procurava, il sentimento estasiato che lo invadeva quasi contemplando una sublime opera d’arte, erano ancora più forti della sua umiliazione. Se in lui, uomo, rivale, si produceva un effetto tanto profondo, che cosa doveva provare l’amica sua?... Egli si volse verso di lei: la donna non esprimeva meraviglia alcuna. Quando il militare, allontanatosi, non potè più udirli, le domandò:

— Hai visto che bella figura?

Ella rispose semplicemente:

— Sì, molto bella.

Più tardi, quando furono proprio soli, intimamente, egli tornò a interrogare:

— È proprio vero che sei rimasta indifferente dinanzi a quell’uomo?... Ne vedesti mai di più belli?... Non è possibile che tu non abbia nulla provato!...

Ella continuò a rispondere che gli era parso molto bello, che non rammentava d’averne visti altri così, e che aveva appunto pensato: «Ecco propriamente un bel