Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/70

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Addurre esempi di questa loro doppiezza? Glie ne potrei riferire tanti da formarne un volume; ne scelgo uno che mi pare molto significante.

In villa, presso un amico, il signor Tale incontra una lontana parente del padrone di casa. Prima di tutto per rispetto all’ospite, questo Tale non pone mente alla dama; in secondo luogo perchè non gli piace molto. Ha costei un viso bellissimo, con una carnagione soave; ma una corporatura piccola, asciutta, poco aggraziata. I denti sono irregolari, brutte le mani, bruttissime le unghie. Questa minuzia d’osservazione critica mi pare un buon segno della calma del nostro personaggio; perchè, quando una creatura ha la virtù d’infiammarci, noi troviamo in lei tutto bello, anche ciò che è destituito di qualunque bellezza. Dunque per queste due ragioni, una migliore dell’altra: che la dama non gli piace molto, e che egli è in casa d’un parente di lei, il nostro personaggio se ne resta tranquillo.

Se non che s’accorge ben presto, con stupore ed imbarazzo, che la dama è troppo complimentosa a suo riguardo. Una sera, passeggiando con lui, gli dice che è stata molto fortunata d’incontrarlo in fondo a quella campagna; glie lo dice a bassa voce, guardando per terra, in un certo modo che dà a quelle parole un significato recondito. Un’altra sera, come egli esprime un’opinione, ella afferma vivacemente:

— Stavo per dire la stessa cosa!... — poi soggiunge: — Vi sono certi incontri che il destino sembra avere voluti...

Il signor Tale, sempre più imbarazzato, lascia cadere il discorso; ma la dama riprende:

— Lei non crede al destino?...

Egli risponde borbottando alcune parole che non significano niente.

E’ venuto per pochi giorni, e si dispone a partire. Ella gli dice di non andar via così presto, di restare ancora un poco a tenerle compagnia. Egli è invece più che mai risoluto ad andarsene, anche perchè ha da fare. Evita frattanto di trovarsi solo con la dama,