Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/17

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ii. 1813-1814 - indirizzo filologico 11

parte che il De Sinner ci trovi poca maturità di giudizio, e da altra che uomini sommi sieno stati percossi di maraviglia innanzi a una sì grande erudizione, tutta fatica sua, ciò che faceva sperare all’Italia un filologo insigne. E non aveva che sedici anni! È l’età che potrei chiamare la luna di miele dell’immaginazione, il quarto d’ora di poesia concesso a tutti; e quando Ennio Visconti, divenuto poi il principe degli eruditi, traduceva tragedie greche e faceva versi, egli, contro il costume della sua età, scimieggiava Mai, latineggiava, correggeva testi, discuteva varianti, confrontava date, raccoglieva frammenti, disseppelliva rispettabili rovine, con quello stesso ardore che altri mettevano a disseppellire Ninive, o Troia, o Pompei. Abbiamo l’erudito, o se vi piace meglio, l’eruditissimo, come lo chiama Niebhur, e in quella superlativa erudizione vediamo già svilupparsi quella critica che sta ancora nelle basse regioni dell’emendazione e illustrazione de’ testi.

Certo, se Giacomo avesse potuto nella biblioteca paterna trovare tutti i libri di filologia usciti in Germania, e non solo gli antichi scrittori, ma anche i più recenti, aveva attitudine, pazienza, acume a diventare sommo filologo. Leopardi fin qui non comparisce che come un giovane di grande aspettazione; e tale lo giudicavano que’ dottissimi filologi tedeschi, che ammiravano que’ suoi lavori, miracolosi per così giovane età.

E mi spiego la condotta del De Sinner, che gl’italiani biasimarono con troppa fretta. Egli ebbe in deposito questi manoscritti di Leopardi, e ne pubblicò appena un sunto; e quando Pietro Giordani glieli chiese, il De Sinner non volle. Parecchi dissero: — È per invidia, per appropriarsi i lavori di Leopardi — ; giudizio temerario, che dobbiamo biasimare. De Sinner non volle e disse: — Non capisco la vostra premura, avete un grande scrittore italiano in Leopardi, e volete farne uno scolare di filologia — . L’aver poi egli venduto que’ manoscritti alla Biblioteca Nazionale di Firenze per cavarne un profitto personale, è una azione che sarà giudicata severamente da tutti quelli che hanno in onore la dignità umana.