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XXIV

FILOSOFIA DI LEOPARDI

Nella canzone al Mai è già bella e formolata tutta questa filosofia. Leopardi aveva allora ventidue anni. E ci batte e ci ribatte tanto, in prosa e in verso, che oramai non è difficile darne un concetto giusto.

In quella canzone è affermata in forma di sentenza la nullità delle cose, e solo cose vere il dolore e la morte. Rimanevano le illusioni, il caro immaginare; e la scienza ha distrutto anche questo.


          A noi presso la culla
Immoto siede, e su la tomba, il nulla.

          Conosciuto il mondo
Non cresce, anzi si scema. . . . .

Ecco tutto è simile e discoprendo,
Solo il nulla s’accresce. A noi ti vieta
Il vero appena è giunto,
O caro immaginar. . . . .

          Or che resta? or poi che il verde
È spogliato alle corse? Il certo e solo
Veder che tutto è vano altro che il duolo.

          Morte domanda
Chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda.