Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/233

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xxix. la filosofia e l’opinione volgare 227

quel modo che fa Epitteto, con questa sentenza: «Il nostro fato è da seguire con animo forte e grande».

Il ragionamento è fatto per via di osservazioni cavate dall’esperienza del mondo, caso per caso, con un’abbondanza di distinzioni che stanca. Le osservazioni generalmente sono comuni e riescono addirittura noiose per quella loro esposizione empirica e minuta, massime dove la tesi è chiara e ammessa. Talora ti sembra di avere innanzi una tesi accademica scritta da un cinquecentista. Che l’abitudine suole affievolire e sino distruggere le impressioni prime, è cosa risaputa: c’era egli necessità di spenderci sopra un capitolo?

Chi si mette a quel tempo di parolai e di accademici, nota qui un gran progresso in quella sentenza che le lettere sono vana cosa, quando rimangono segregate dall’azione e dalla filosofía. Ma è più facile pensare il vero, che metterlo in pratica. E in questo dettato strettamente classico, spesso ozioso e incolore, non si sente né azione, né filosofia, voglio dire quello sguardo filosofico, che vede da alto e scopre nuovi mondi.

Meglio riesce Leopardi narrando o descrivendo. La Storia del genere umano è una serie di fatti corrispondente a una serie di proposizioni filosofiche, illustrate da ragionamenti cavati dalla natura umana. Si legge tutta d’un fiato, e va letta studiosamente da quanti vogliono impossessarsi di questa filosofia. L’autore condensa in poche pagine tutte le sue idee sugli uomini, in un tono asciutto, come cosa che non lo riguardi. Prosa classica, se mai vi fu, perfettissima di proprietá, d’ordine, di congegno, e anche d’insensibilitá: sembra fattura di un essere solo cervello, estraneo al consorzio umano. Diresti che abbia voluto imitare lo stile semplice e asciutto della favela, e non ci è quel compenso che i favoleggiatori ottengono dalla grazia e dalla ingenuitá. Piuttosto è linguaggio artificioso d’imitazione classica, e d’uomo solingo, increscioso e morto alle gioie della vita, pallido, con poco e tardo sangue. Un umore piú attivo e piú vivace generò il Canto del gallo silvestre, e gli Uccelli. Noti varietà di movenza e andatura piú spigliata, e certi effetti d’immaginazione.