Pagina:De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. II, 1962 – BEIC 1808914.djvu/47

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concepisce a quella guisa, i due mondi non sono tra loro in antitesi, come nel Cervantes, ma convivono, entrano l’uno nell’altro, sono la rappresentazione artistica dell’un mondo con sópra vi l’impronta dell’altro. In questa fusione piú sentita che pensata, e che fa dell’autore e della sua creazione un solo mondo armonico perfettamente compenetrato, sta la veritá e la perpetua giovinezza del mondo ariostesco, per la sua eccellenza artistica il lavoro piú finito dell’ immaginazione italiana, e per il profondo significato della sua ironia una colonna luminosa nella storia dello spirito umano.