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116 padrona e servi


agile, dalla cucina alla camera del padrone, e gli dava da bere e da mangiare e gli raccontava gli avvenimenti del mondo.

La padrona era presente da per tutto, calma, con le palpebre abbassate sui grandi occhi neri, col fuso e la conocchia istoriata fra le mani piene di anelli pesanti. Ella parlava poco, nè allegra nè triste, e ogni tanto riceveva qualcuno, nella vasta cucina che era come la sala del trono. Ogni tanto saliva su dal marito e senza smettere di filare gli domandava un consiglio, o apriva la cassa e prendeva o metteva giù denari.

Passarono alcune donne di Oliena, con otri d’aceto, vasi di sapa e rotoli di orbace. Ella diede loro la lana filata perchè gliela tessessero, e cambiò con la loro tela una bisaccia tessuta da lei, sul cui fondo bianco le palme nere e i fenicotteri rossi e verdi si disegnavano come in un arazzo orientale.

Il prete, che ogni giorno andava a visitare il malato, trovò le donne nel cortile e s’immischiò nelle loro chiacchiere; poi salì dal vecchio. A poco a poco la camera di zio Daniele si riempì di gente, di vecchi amici, di uomini che si ricordavano del malato perchè era ricco e aveva del buon vino. Fra gli altri, quel giorno, c’erano due stranieri venuti per acquistare un cavallo, e un uomo ancora giovane, robusto e bruno, taciturno.

Il prete parlava di zia Austina, ripetendo i versetti del Libro dei Proverbi.

— Chi mi troverà una donna forte? Il