Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/163

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la scomunica 157


sardo che ella era stanca di viver sola e che lo avrebbe sposato volentieri egli non avrebbe capito. Ma a lei piaceva appunto così, semplice e disinteressato, diverso da tutti gli altri parenti che la circondavano come gatti affamati leccandola e graffiandola di continuo. Sempre così fin da quando era piccola e lo zio prete aveva fatto testamento in favor suo: e s’ella si difendeva le cantavano intorno a coro l’antica canzonetta:

S’arannedda belenosa,
Chi b’amus in bichinau!
Su coffessore l’a nau:
De assorber no es cosa!
1

Smontarono davanti alla chiesetta di Sant’Elia, nella radura erbosa circondata da una muriccia a secco coperta di musco. E mentre l’uomo, dopo aver abbeverato i cavalli ad una sorgente poco lontana, faceva colazione e parlava e rideva da solo, la donna pregava fissando gli occhi sulla chiesetta bassa e nera al di là della quale, sul cielo d’un azzurro di smalto s’incurvavano come cupole verdi le prime quercie della foresta.

— Sant’Elia d’oro, pregate il Signore di perdonarmi se vado là. So che c’è la scomunica, ma la mia intenzione è innocente: è quella di guarire per vivere senza peccato.... Con questi

  1. La piccola rana velenosa, — che abbiamo nel vicinato! — Il confessore le ha detto: — di assolver non è cosa!