Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/176

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170 l’uomo nuovo


così lamentosi che Annarosa s’era decisa a fare a meno dell’altrui intervento.

Fu anzi con cautela che attraversò il cortiletto rotondo ombreggiato da un fico e salì la scaletta esterna su fino alla cameretta dello studente. Era scalza, ma se i piedi sembravano di bronzo il passo era silenzioso e le dava una grazia felina. Tuttavia lo studente, abituato al silenzio, la sentì arrivare come una biscia fra l’erba e senza muoversi, senza guardarla, seduto davanti al suo tavolino illuminato dal riverbero giallognolo dei tetti su cui batteva il tramonto d’estate, aprì la lettera e la lesse, con voce monotona, sillabando le parole scritte in modo infantile.

Il foglietto aveva un cuore ferito da una freccia.

 «Cara amante,

«Vengo a darti notizie della mia salute che grazie a Dio è deliziosa e così spero della vostra. Vengo a dirti che ho ricevuto la tua lettera delli venti giugno dove mi dici che tua madre è sempre scontenta del nostro matrimonio benchè io sia partito dal mio caro paese natio come un pellegrino, e sia venuto a lavorare qui in terra lontana per fare un po’ di fortuna e sposarci in grazia di Dio. Ma a tua madre dirai che poi si contenterà del risultato perchè io sono uno di quelli uomini che quando si mettono una cosa in testa riescono, e sono amante fedele e non sono come