Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/219

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la volpe 213


ziu Tomas pretendendo di guarirlo dalla sua sordità ancora prima che tornasse il collega dal continente! Zana sembrava impassibile; spesso non si lasciava neanche vedere, chiusa nella sua stanzetta a tessere come un ragno in fondo al suo buco.

Alla domenica, solo giorno in cui ella usciva per andare alla messa, il dottore l’aspettava davanti alla chiesa.

Venivano su per la stradetta tortuosa le donne una dopo l’altra, rigide nel loro costume festivo, con le mani incrociate sul grembiale ricamato, o coi loro bimbi in braccio coperti dal manto rosso segnato d’una croce celeste; arrivate a un certo punto si volgevano verso il monte di Nuoro vigilato dalla statua del Redentore e si segnavano: il sole faceva scintillare l’oro delle loro cinture e illuminava il loro bel profilo greco: ma il dottore fissava solo Zana, come incantato, e le vecchie maliziose pensavano:

— La figlia di Tomas Acchittu gli ha dato da bere la mandragora!...

Un giorno ai pochi uomini che assistevano allo sfilare delle donne s’unì Jacu tornato in licenza. Era bello davvero, non c’è che dire, alto, rosso, sbarbato, con gli occhi verdognoli così luminosi che le donne abbassavano i loro nel passargli davanti, sebbene egli non badasse a loro. La vita militare gli aveva dato un certo aspetto da conquistatore, ma di cose ben più serie che non fossero le donne. Appena arrivato era salito su dal dottore per ringraziarlo