Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/247

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la festa del cristo 241


vate portati ad esempio per il vostro accordo, voi che vi volevate bene come bambini!

Anche prete Filìa cominciò a tirarli per la sopraggiacca, ma i suoi piedi nudi furono calpestati ed egli si ritrasse piangendo di dolore. Ma con la bocca tremante non riusciva che a dire:

— Cristo, Dio, aiutaci!

Uno dei fratelli, quello del coltello, s’era tagliate quasi di netto le dita. L’altro, appena furon divisi, se ne andò barcollando, dicendo che per la vergogna e il dolore sarebbe la mattina dopo scappato in America.

Gli ospiti lasciarono prima dell’alba la casa funestata dalla loro presenza. Avevano tutti un peso sul cuore, e il tempo rifattosi triste e gelido aumentava la loro tristezza. Non s’era mai conosciuto un tempo così, in maggio: la stessa erba tremava di freddo, i rialzi di terreno coperti di puleggio davan l’idea di cadaveri violacei in decomposizione stesi lungo la strada, nel crepuscolo livido; i peri bianchi di fiori parevan coperti di neve e le pecore sgocciolavano acqua come fossero cadute nel torrente.

Il lieto pellegrinaggio andava, andava attraverso i salti e le tancas, e pareva cambiato in mortorio. Ma ecco a un tratto un uomo a cavallo, con una fisarmonica verde sull’arcione, sbucò da un sentiero fra due muriccie e s’unì ai cavalcanti. Un grido di gioia un po’ beffardo lo accolse. Era il fratello fuggito. Il freddo della notte gli aveva fatto passare la