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250 la festa del cristo


vuota: anche il parroco, chiamato da un cenno silenzioso, era corso via per leggere il Vangelo sul corpo del bambino colpito dal puledro di Istevene: gli altri preti s’eran già spogliati e s’affrettavano a uscire.

Ma compare Zua vigilava sul suo vecchio amico come sul suo stendardo; lasciò questo appoggio fra i suoi compagni bianchi e azzurri, andò dal prete che si spogliava tremando e gli tirò al di sopra del capo il camice arrovesciato.

— Compare Filìa!

Compare meu!

Compare Zua credette che compare Filìa sapesse già tutto, e aiutandolo ad abbottonare la sottana gli disse sottovoce:

— E adesso quel matto benchè abbia visto che il bambino è morto è corso sul suo cavallo del diavolo a chiamare il dottore di Orosei. Vedrete che qualche altro malanno accadrà....

Il prete cadde seduto su uno scanno dell’antico coro tarlato. Tutto scricchiolava attorno a lui, sopra di lui, sotto i suoi piedi, nell’antica sagrestia, in tutto il mondo.

— Il bambino è morto? Quale?

Compare Zua, curvo ad abbottonargli ancora la sottana come ad un bambino, riprese:

— Il nipotino di Efiseddu Portolu, quello che aveva ospitato Istevene senza conoscerlo. Il puledro gli ha dato un calcio alla testina....

Prete Filìa non disse più parola, ma appoggiò la testa al coro e mentre il viso gli