Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/269

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un po' a tutti 263


— Stasera torna babbài, e ti porta un bel cavallino, e sul cavallino una bella bisaccia, e dentro la bisaccia una tortorella....

A mezzogiorno cominciò ad affluire la gente, non molta come desiderava la sennòra Rughitta, ma abbastanza per animare la tavola; don Micheli tenne la promessa, arrivò, si mise a capotavola come fosse il padrone lui, cominciò a dire insolenze ai poveri chiamandoli coi nomi dei dodici apostoli.

L’intervento del suo antico spasimante confortò la sennòra Rughitta che origliava all’uscio e rideva turandosi la bocca coi lembi del fazzoletto per non farsi sentire. Per nulla al mondo si sarebbe lasciata vedere nella stanza da pranzo mentre c’era lui, ma ogni tanto mandava le serve perchè aveva paura che le portassero via le posate. A un tratto sentì don Micheli, che non mangiava ma beveva molto, sospirare profondamente e dire a Barbara:

— Avvicìnati, bambina; io sono venuto per te, bella come il sole, e tu neppure mi guardi. Avvicìnati, chè hai una cavalletta sul corsetto....

I commensali sghignazzarono, Barbara diede un grido.

— Don Micheli, non mi tocchi! Le mani secche!

Donna Rughitta rimase male: quel libertino si credeva nella strada? Ella non entrò per protestare, ma uscì rossa nel cortile e mandò l’altra serva a chiamar Barbara.

— E tu sta attenta per le posate. Una volta