Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/44

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
38 un grido nella notte


Un caso disgraziato ha voluto che nella stessa notte accadesse il delitto: ma l’infelice non ha gridato e tu non hai da rimproverarti nulla.

Ma ella s’era fissata in mente quell’idea, e deperiva, sebbene per farmi piacere fingesse di credere alle mie parole, e non parlasse più del morto. Così passò un anno; ero io adesso a volerla condurre alle feste e a divagarla. Una volta, due anni circa dopo la notte del grido, la condussi alla festa dei santi Cosimu e Damianu, dove una famiglia amica ci invitò a passare qualche giornata assieme. La sera della festa ci trovavamo tutti nello spiazzo davanti alla chiesetta. Era agli ultimi di settembre ma sembrava d’estate, la luna illuminava i boschi e le montagne, e la gente ballava e cantava attorno ai fuochi accesi in segno d’allegria. A un tratto mia moglie sparì ed io credetti ch’ella fosse andata a coricarsi, quando la vidi uscir correndo di chiesa, spaventata come una sonnambula che si sia svegliata durante una delle sue escursioni notturne.

— Franzisca, agnello mio, che è stato, che è stato?

Ella tremava, appoggiata al mio petto, e volgeva il viso indietro, guardando verso la porta della chiesa.

La trascinai dentro la capanna, l’adagiai sul giaciglio, e solo allora ella mi raccontò che era entrata nella chiesetta per pregare pace all’anima del povero Anghelu Pinna quando