Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/78

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72 la porta aperta


cassapanca, fra i materassi, non trovò nulla. Stanco di frugare si guardò attorno e nella penombra il baule che conteneva ancora le vesti di sua madre, tornò a sembrargli un cinghiale vivo. Tentò di aprirlo ma non potè. Allora ricordò che Basìla teneva sempre con sè le chiavi: e scese in cucina, tornò su con una scure e cominciò a colpire il baule come fosse davvero un cinghiale feroce. Il coperchio si spaccò. Simone s’inginocchiò e cominciò a frugare; trovò le vesti da vedova di Basìla, e giusto dal suo cappuccio nero caddero, silenziosi, svolazzando, due, tre, tanti biglietti di banca, rossastri, verdastri, giallastri, come foglie di noce appassite. Fra gli altri ce n’era uno da mille: egli lo prese, lo guardò contro la luce della candela e lesse il nome di prete Barca traforato con una spilla. Allora cominciò a imprecare e a darsi pugni sulla testa:

— Ma perchè è capitato a me? Perchè proprio a me? — diceva ad alta voce.

D’improvviso una nenia melanconica e dolce come il mormorio di un bosco arrivò dalla straducola. Simone tacque e stette ad ascoltare, con la testa china e gli occhi spalancati, ed a misura che la processione si avvicinava, egli tremava e sudava come quando s’era appoggiato al lettuccio dello zio.

LA PORTA CHIUSA.