Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
292 | fiaba |
— Dunque mi vuoi?
— Sicuro che ti voglio. Adesso che il mare è calmo e il canto dell’usignuolo fra le tamerici sembrerà quello della sirena, sarà triste star solo. Ma tu sei venuta.
Lei non osava guardarlo, tanto le piaceva. Davanti a lui si sentiva umile come una paesana vera. Disse dunque umilmente:
— Dicevano che non volevi sposarti.
— Sì, — disse lui, curvo a raccogliere i pesci che ancor vivi guizzavano fuori dal cestino e si agitavano per terra; — mi avevano proposto una principessa qui vicina, ma quella non la voglio. Io sono un principe, — disse, sollevando il bel viso fra i capelli che gli spiovevano sulle guance come grappoli d’uva matura; — dovevo sposare una principessa che amavo; ma il mio ministro non volle lasciarmela sposare perchè alla morte del padre di lei il suo tesoro non risultò grande come si credeva. Allora io per dispetto me ne andai e feci voto di vivere povero e di sposare una donna nata povera.
— Io sono quella principessa che tu dovevi sposare; e ti voglio povero così.