Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/129

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Eppure l’uomo le guarda quasi con piacere; perché in fondo, a volte, è questo, che egli vuole; veder gli uomini esasperati e deformi, resi nemici dal loro vano affanno, e trarne ragione a vivere con calma, se non con allegria.

Lui camminava piano, tranquillo: persone frettolose lo urtavano e proseguivano, come onde contro un pilastro: una donna vestita di rosso lo investì e lo maledisse: ed egli sentì un’impressione di cattivo calore, un riflesso di lei, e ricordò le sue inutili passioni d’amore.

Si ritrasse verso il muro, come un animale timido, e andò avanti. La gente non gli faceva paura; ma quando era urtato si ritraeva sempre, istintivamente, e gli sembrava di appartenere a un’altra razza, forse inferiore, forse superiore, forse più triste e oppressa di questa, ma infinitamente più viva.

Cammina cammina finalmente si trovò solo; la strada era la stessa, anzi più larga, con le case più belle e circondate di giardini; ma la luce terminava lì, e la gente, come gl’insetti, accorre solo intorno ai lumi.

Egli andò oltre, con un senso di benessere, di padronanza; i suoi occhi anziani