Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/147

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egli si alzò, lentamente, come la prima volta, e poiché le domande erano molto intime parve sdegnarsi; il suo viso si animò, i suoi occhi, per la prima volta, si fissarono spauriti sui suoi giudici. E d’un tratto fu preso da un tremito nervoso e cadde svenuto. Fu sospesa per un momento l’udienza; poi egli rinvenne e tornò ad alzarsi: e pareva un morto risuscitato.

— Supplico la Corte di ascoltarmi ancora — disse. — Il colpevole è qui, in mezzo a noi; Dio mi ha permesso di riconoscerlo; Dio mi rende giustizia. Anche lui, il colpevole, s’è accorto che l’ho riconosciuto, e vorrebbe ma non può fuggire.

Seguì un momento di silenzio profondo: tutti stavano immobili come ridotti a statue di sale; poi cominciarono a guardarsi l’un l’altro e alcuni sorrisero, altri sogghignarono.

Infine il presidente disse all’accusato di indicare l’uomo.

— È uno dei giurati.

Questo colpo fu più forte del primo: i giurati si mossero tutti, sdegnati, e tutti gli occhi furono sopra di loro.

Il presidente domandò di sospendere l’udienza, ma l’accusato supplicò di lasciarlo parlare ancora.

— Non indicherò nessuno, per il momento: