Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/160

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E sebbene una sete angosciosa gli attaccasse la lingua al palato e gli screpolasse le labbra amare, respinse la bottiglia che il nobile visitatore, chino su di lui gli accostava al viso.

— Acqua, acqua — rantolò.

Don Vissenti si guardò intorno: c’era una brocca, accanto al giaciglio, ma vuota, coperta di mosche assetate. La prese e andò a domandare un po’ d’acqua ai più vicini di casa, rimproverandoli dello stato di abbandono in cui giaceva il vecchio.

— E vosté perché non se n’è curato prima? — disse una donna, la più anziana, dandogli a malincuore l’acqua di cui nel paese quell’estate c’era una terribile scarsità.

— Io l’ho saputo solo oggi — egli rimbeccò, dignitoso — e subito sono venuto e gli ho portato vino, e non acqua.

— E io è da un mese che lo assisto, e non ho fatto sapere a nessuno quello che la mia miseria mi permette di dargli.

Anche un po’ per ripicchio contro questa donna alla quale poteva mancar tutto ma non la lingua, don Vissenti cominciò ad assistere il moribondo.