Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/153

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

la lepre 151


Silenzio e solitudine. Gli usignuoli soltanto, dall'alto dei pioppi, accompagnavano col loro canto il tremolar delle foglie che salutavano l'acqua corrente. Dicevano le foglie, che pareva si fossero immerse in un bagno di luna:

— Addio, acqua: meglio correre che star fermi.

E l'acqua, che andava verso il mare, rispondeva:

— Addio; meglio star fermi che correre sempre.

La vecchia lepre ascoltava, e si sentiva allegra e credeva d'esser più forte dei pioppi e più agile dell'acqua, perchè aveva la soddisfazione di poter correre o star ferma a suo piacere.

I mesi passarono: gli usignuoli tacquero, le foglie dei pioppi cominciarono a cadere. La vecchia lepre si sentiva sicura e tranquilla come non lo era stata mai: ed ecco che improvvisamente il fantasma nero e terribile ricompariva! Che veniva a fare?

Raggomitolata sotto il cespuglio, coi grandi occhi immobili sotto le palpebre rossastre, essa scorgeva in lontananza un tratto di sabbia circondato di macchie e illuminato dalla luna: era una specie di piazza, dove anche lei, nei tempi felici della sua giovinezza, aveva saltato e corso dietro la propria ombra, o aveva atteso il suo amante, nelle notti di luna.

Un'ombra passò laggiù, poi un'altra: la vecchia lepre credette di sognare. Le ombre però ritornarono, si fermarono, ripresero la loro corsa fantastica. Non c'era da sbagliarsi: erano due lepri.