Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/44

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42 grazia deledda

Durante la notte egli vagò lungo la spiaggia, si aggirò attorno alla capanna, cantò, rise e parlò ad alta voce, come se le cose intorno potessero ascoltarlo e partecipare alla sua ebbrezza. Gli pareva di esser tornato fanciullo. Non si pentiva di quello che aveva fallo, anzi ne era quasi orgoglioso. Rivedeva Marianna che dopò esserglisi abbandonata lo guardava umile e quasi riconoscente, e poi lo sfuggiva senza rivolgergli una parola di rimprovero o di promessa.

Per quanto la richiamasse, coi vuoi fischi, i canti, i versi melanconici che si confondevano coi lamenti del cuculo, durante la notte ella non si lasciò più vedere. All’alba gli ospiti partirono: il vecchio sedette in sella e Marianna in goppa al cavallino baio.

— Verrò a trovarvi... per la festa... - disse Sebiu. La sua voce tremava.

— Se tu vieni ed io avrò un pane te ne darò la metà, e se non lo avrò me lo presterò dal vicino! - promine il vecchio solennemente.

Sebiu guardava Marianna con occhi ardenti, ma ella evitava di guardarlo, e tagliò corto ai ringraziamenti e alle promesse enfatiche del padre, battendo il tacco sul ventre del cavallino. La bestia si mosse, avviandosi lungo il sentiero e di là nello stradale, come se avesse già fatto molte volte quel