Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/178

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— Ieri sì, oggi no!

Bruno sollevò il viso e si tolse la pipa di bocca: le labbra gli tremavano di rabbia, ma seppe dominarsi.

— E di chi ti fidi, allora? — domandò.

— Di nessuno. Datemi la metà di quel pezzo di carta, e l’altra metà me la darete fra otto giorni.

Lorenzo allora piegò il biglietto, lo riaprì, lo strappò in due pezzi, e gliene diede la metà. Predu Maria si alzò, pallidissimo in viso, e sbattè la bottiglia sul tavolo; il rumore del vetro rotto risuonò tra il mormorio degli alberi, e il vino si sparse sul tavolo come una macchia di sangue.

I due giocatori non pronunziarono più parola, ed egli credette di accorgersi che avevano paura di lui, e uscì, e come spinto da una forza malefica andò a coricarsi sotto il bosco della tanca Moro. La notte era oscura ma piena di fremiti: egli credeva di sentir passi, e voci che bisbigliavano, uccelli che scuotevan le ali, cinghiali che correvano tra le foglie secche Stando coricato raccolse con la mano sinistra un mucchietto di foglie secche e trasse la scatola dei fiammiferi, ne accese uno, ma subito lo spense e lo tenne in mano. Gli era parso di veder la figura di