Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/182

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— Io sì, — ella disse con accento di sfida, — non ho paura del delegato, io! Non si tratta così una ragazza, una cristiana, anche se ha commesso qualche leggerezza.

— La bastona, anche?

— Oh, certo, carezze non gliene fa.

— E lei, che dice?

— Chi? Sebastiana? Dice che si sposerebbe anche col diavolo, pur di esser lasciata in pace.

— Senti, — egli disse pensieroso. — Io fra giorni me ne andrò. Me ne andrò così lontano che non sentirete più a parlare di me. Ma prima vorrei far qualche cosa per Sebastiana. Consigliami tu.

— Ebbene, vada da quell’indiavolata donna, e le imponga di lasciar tranquilla la figliuola. Minacci di andare dal delegato.

Ma Predu Maria non sentiva alcuna simpatia per il delegato. Scosse la testa e disse:

— No, no, io non posso andare in casa della maestra, perchè la gente, vedendomi entrare, mormorerebbe. Fammela venir qui; l’aspetterò nel cortiletto.

Egli andò a sedersi all’ombra del portico e attese a lungo. Finalmente la maestra apparve, alta e nera nel sole, col viso umido di sudore, ma composto a una solenne severità, ed egli ricordò gli spaurac-